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La
costruzione della strada Cagliari-Sassari-Portotorres, approvata
da Carlo Felice con Carta Reale del 27 novembre 1821 ed eseguita
dall'Ing. Carbonazzi tra il 1822 e il 1829, rappresentò uno
degli avvenimenti più importanti della Sardegna dell'ottocento
. La nuova strada che approssimativamente, ricalcava l'antico tracciato
romano della Karalls-Turris, diede un notevole impulso all'attività
economica dei paesi attraversati. Tuttavia proprio nel territorio
di Serrenti la sua costruzione incontrò varie difficoltà
dovute alla presenza dello stagno. Il suolo occupato dall'acqua
stagnante si estendeva per circa 80 ettari; l'acqua era salata e
la sua evaporazione, durante l'estate. produceva un'abbondante quantità
di sale di cui solitamente si rifornivano i paesi vicini.
Lo stagno venne comunque prosciugato e bonificato ad opera del signor
Arri Vincenzo. "Questo terreno", scriveva Angius, "si
prosciugò mediante un certo sistema di canali, ove si fecero
scorrere le acque che alimentavano la palude; ma perché non
si colmò di altra terra la polvere salma sollevata dai venti
guastò più di 60 giornate di buon terreno intorno".(1)
All'interno del villaggio la nuova strada, che fiancheggiava ed
in certi punti si sovrapponeva al vecchio tracciato romano, si sviluppava
parallela al ruscello de "Jossu". Ciò comportò
dei problemi ai costruttori e, come essi stessi riferirono, (2)
"... il fondo stradale venne rialzato di metri 1,60 sul fondo
del rivo, cosicché si dovette il medesimo fiancheggiare da
un rivestimento di grosse pietre, si lasciò un ampio e sufficiente
passaggio per cui si ascende alla Parrocchia e si discende alla
strada detta "Sa caladroxia", in faccia alla quale e per
i soli pedoni fu costruita una gradinata avente all'incirca tre
metri dl lunghezza per cui si rendete inespertamente impossibile
il transito dei carri come lo sarebbe stato per il bestiame se non
si fosse abusivamente avvezzato a discendere anch'esso per la gradinata".
La costruzione della strada apportava In quel periodo dei problemi
anche all'agricoltura.A tale riguardo, così leggiamo in una delibera
del Consiglio Comunitativo del 26/6/1837: "Radunatòsi questo Consiglio
Comunitativo, con l'intervento del Luogotenente dl Giustizia, il
Sindaco propone che nel Reale Stradone è vietato di passare con
carri che non siano costruiti secondo gli ultimi ordini. I carri
nostrani tuttora non sono così stabiliti (3) e quindi ci è vietato
di passare nella detta strada, quindi non si sa come fare per trasportare
nelle aje i frutti dei seminati, perché la strada vecchia spesso
si incontra con la nuova Strada Reale. I cantonieri Corona Francesco
e Medda Francesco non di rado mettono penali e fanno pagare a chi
vogliono 6 reali e mezzo di penale. In questo stato di cose sarebbe
bene chiedere il permesso al Superiore governo di poter passare
nella detta Strada Reale almeno per il tempo del raccolto". Nonostante
ciò il tessuto viario e l'espansione edilizia del paese vennero
notevolmente influenzati dalla nuova arteria provinciale, tanto
che il perimetro del paese, delimitato lateralmente da via Cuccuru
Domus (via Garibaldi), via Bruncu codina e sa Caladroxia (via Umberto),
e trasversalmente caratterizzato da via Santa Barbara, nella parte
superiore (snodantesi tra le zone di Piscina Rana e Sa Corti), e
da via Cirixeddu (via Salaris) nella parte inferiore, si ampliò
orientando la costruzione del nuovi fabbricati verso di essa.
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