Nonostante ciņ il tessuto viario e l'espansione edilizia del paese vennero notevolmente influenzati dalla nuova arteria provinciale, tanto che il perimetro del paese, delimitato lateralmente da via Cuccuru Domus (via Garibaldi), via Bruncu codina e sa Caladroxia (via Umberto), e trasversalmente caratterizzato da via Santa Barbara, nella parte superiore (snodantesi tra le zone di Piscina Rana e Sa Corti), e da via Cirixeddu (via Salaris) nella parte inferiore, si ampliņ orientando la costruzione del nuovi fabbricati verso di essa
Il cuore del paese restava comunque la Piazza Municipio ( piazza Chiesa), centro delle attività più importanti legate alla vita spirituale, culturale, amministrativa e commerciale. Sin dal passato essa rappresentava il baricentro della vita comunitaria e, quindi, il luogo nel quale gli abitanti erano soliti incontrarsi per la messa domenicale, per le discussioni politiche, per l'acquisto e il deposito del grano. Aveva una forma trapezoidale, era posta nel punto più alto del villaggio e dominava tutta la zona circostante.
La racchiudevano: la chiesa, sede del potere spirituale, costruita in stile Gotico-Aragonese intorno al XIV secolo e poi modificata nel secoli XVIII e XX, la quale con il suo campanile sovrastava le basse casupole del contadini, realizzate in "ladiri (mattoni crudi )(4), che le si stringevano attorno; frontalmente, il Monte Granatico, detentore del potere economico (predecessore dell'attuale Banco di Sardegna) ; a fianco, sulla destra, la casa Municipale, sede del potere politico-amministrativo, la cui gestione era riservata ai grossi e medi proprietari terrieri padroni assoluti del paese e nuovi feudatari; all'interno del comune stava la scuola, centro di produzione culturale. Dalla piazza si snodavano le vie principali che conducevano in campagna, mentre sulla sinistra della chiesa si arrampicava la strada che conduceva al Camposanto. La via più Importante del paese, fino alla costruzione della via Nazionale, era "sa bia de Casteddu" (via Roma), e, lungo il suo asse, si è sviluppato l'abitato di Serrenti.
Gli Isolati, formatisi tra le vie perimetrali e le strette e tortuose traverse che, seguendo le linee dl livello della collina, conducevano alle aje e ai vidazzoni, rappresentavano il centro storico del paese. In questo spazio, modellato a misura d'uomo, erano concentrate tutte le attività legate all'agricoltura e allo sfruttamento della terra. La costruzione dl nuove abitazioni era condizionata oltre che dalla particolare struttura del terreno, dalla scarsa presenza, a Serrenti, dell'acqua potabile. Infatti, per provvedere ai bisogni della scuola, della chiesa e del comune, Il Consiglio fece costruire nel cortile posteriore del Municipio una grossa cisterna.
Nell'abitato erano presenti diverse fontane pubbliche: funtana Ermano, Cancedda, Clrixeddu, Carei, Santa Maria, Picorra, Funtanedda e Santu Jaccu; ogni casa possedeva il proprio pozzo le cui acque, non essendo generalmente potabili, venivano utilizzate solo per gli animali e per uso domenstico. Altre fontane erano site al limiti del paese: a Nord funtana Sa Bia; a Sud funtana de Jossu, dove nelle vicinanze della casa di Fois Francesco, esisteva uno spazio in cui i passeggeri, che viaggiavano di notte trovavano riparo per i buoi e per il carro, prima di riprendere il cammino verso Cagliari e Sassari (5); ad Est c'era funtana Noa. Fuori dell'abitato, ma non molto distanti, si trovavano invece le fontane dl Monti Perdosu, MontiAtza, MontiAtziaddei e funtana Cibudda, le prime tre fornivano una buona acqua potabile. Tutte le fontane erano soggette ad una periodica manutenzione da parte dell'Amministrazione comunale, la quale cercava di occuparsi anche della percorribilità delle strade interne, problema in quel periodo molto sentito dalla popolazione serrentese. Nel novembre del 1837 così veniva descritto l'abitato in una delibera del Consiglio Comunitativo: "in questo popolato vi sono molti fichi d'india, ma oggi non sembra il tempo de sradicarli perchè le strade fangose non sono carreggiabili onde trasportarli fuori dal popolato".
Possiamo, quindi, immaginare le strade simili a dei viottoli di campagna dove la proprietà privata era evidenziata dalla chiusura dei terreni con le siepi di fico d'india. La situazione presentò qualche segno di miglioramento dopo il 1850 quando iniziò la selciatura delle strade che, tuttavia, rimase inconclusa a causa della cronica mancanza di fondi comunali, per sopperire ai quali venne istituito dal Comune il ruolo obbligatorio delle "comandate" (6). Nel 1877 il delegato provinciale in una relazione sul paese scriveva: "con delibera del 1876 si provvide dagli astanti tanto all'accomodo del selciato delle vie Interne quanto a quello delle pubbliche fontane".