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Gruppo di lettura "IL SENTIERO DEI LIBRI" - Libro del mese di dicembre 2021

“IL SOSIA” di Fedor Dostoevskij “Dalla passione per i libri e la lettura alla costituzione di un gruppo per scambiarsi sensazioni, emozioni, pensieri su libri scelti insieme”

Il Gruppo di lettura “Il sentiero dei libri” ha scelto il libro per il mese di dicembre 2021 ”Il sosia” di Fedor Dostoevskij.

Il libro

La trama ruota attorno alla progressiva caduta di Jakov Petrovič Goljadkin, povero consigliere titolare vittima delle norme sociali della società russa ottocentesca e delle profonde insicurezze che esse gli provocano. Punto di rottura fra l’eroe e il resto della società è il mancato fidanzamento con la figlia del proprio capo ufficio a causa di presunte attenzioni dello stesso verso un’altra donna. Un episodio dal quale inizierà la lenta e dolorosa discesa del signor Goljadkin. Indirettamente il lettore viene a conoscenza degli antefatti relativi alla vicenda del protagonista, soprattutto nel colloquio fra il protagonista e il medico, Krest’jan Ivanovič, al quale Goljadkin confida il proprio disagio nel rapportarsi all’altro. Nelle parole del protagonista si legge una profonda diffidenza verso il prossimo, solitudine, paranoia, ma l’unico possibile segnale di follia è la medicina che il dottore raccomanda al protagonista. La scrittura di Dostoevskij è magistrale nel mantenere una forte ambiguità sulla follia di Jakov Petrovič, sempre sospetta, ma mai manifesta. Il ritratto della pazzia di Goljadkin viene restituito al lettore facendolo immergere nei suoi pensieri, una catena paranoica che il povero funzionario si avvolge attorno al collo nell’affrontare i membri della società petrina, dai quali, quando è possibile, il nostro eroe si nasconde. I rifugi del protagonista sono molteplici, ma ad essere preponderante è l’immagine dell’angoletto buio dal quale non può essere visto e da dove assiste passivamente al fluire della vita dell’alta società dalla quale è escluso. La stessa società nella quale si ritrova dentro e fuori allo stesso tempo, vi presenzia in quanto membro fisico, senza sentirsene parte.  Emblematica in questo senso è la sua esclusione dalla festa di compleanno di Klara Olsuf’evna, alla quale insiste per partecipare. Deciderà dunque di entrarvi clandestinamente dopo una serie di peripezie interne finché, come una molla, salterà dal nascondiglio del sottoscala fino alla sala da ballo. Dopo un primo atto spavaldo, l’autore ci restituisce il ritratto di un eroe prostrato, che cerca l’approvazione dell’altro ricevendo in cambio un silenzio imbarazzante, un rifiuto unanime. Da vero combattente tuttavia Jakov Petrovič non si dà per vinto, ignorando il pulsante senso di inadeguatezza che lo contraddistingue per rivolgersi alla beniamina della festa, Klara Olsuf’evna. Anche lui avrebbe voluto ballare con lei, le porge la mano, distrattamente lei la stringe, ma in un confuso muoversi di passi di danza scivola a terra. Caduto sia nel disonore, sia nel vero senso della parola, viene allontanato dal luogo fisico e identitario nel quale non riesce ad amalgamarsi, come un appestato che risulta odioso perfino a se stesso.

Dal sito http://russiaintranslation.com/

L’autore

L’11 novembre del 1821, nasceva Fëdor Dostoevskij.

Renato Poggioli, uno dei più grandi studiosi italiani di letteratura russa, lo descrive così: Possente eroe della cultura, incarnazione del genio russo aleggiante il soffio dello spirito sui deserti del mondo moderno.

CHI ERA DOSTOEVSKIJ? UN’INFANZIA SCANDITA DA RIGIDITÀ E TRAUMI

Fëdor Michajlovič Dostoevskij nasce a Mosca nel 1821, secondo di sette figli. Il padre, Michail Andreevič Dostoevskij, era un medico militare piuttosto dispotico che fin da subito prova ad indirizzare la strada del figlio mandandolo alla scuola del genio militare a Pietroburgo. Appena adolescente, è orfano di madre, Marija Fëdorovna Nečaeva: proprio lei che gli aveva insegnato a leggere grazie ad illustri poeti e scrittori russi. Poco dopo muore anche il padre, forse, ucciso dagli stessi contadini che lavoravano le sue terre. Entrambi gli eventi potrebbero essere la causa scatenante degli episodi di epilessia che accompagneranno il nostro scrittore per tutta la vita.

Nonostante il raggiungimento del diploma, lascia il servizio militare per seguire la sua indole e, lottando contro la povertà, scrive le prime opere. Povera gente 1846), che racconta le sofferenze e l’incomprensione degli uomini degradati, e Il sosia (1846) il cui topos principale è lo sdoppiamento psichico.

Dopo essere stato arrestato per aver apparentemente partecipato agli incontri di una società con scopi sovversivi, Dostoevskij evita la pena capitale grazie allo Zar Nicola I che incredibilmente lo risparmia. Proprio in questo periodo nascono opere dove, tra le varie tematiche affrontate, risaltano le riflessioni sulla pena di morte. Quattro anni di lavori forzati in Siberia sono l’ennesima esperienza drammatica che segna questo genio della letteratura ottocentesca. Nello specifico, la deportazione in Siberia è complice della creazione di una delle opere più struggenti e crude della produzione di Dostoevskij: Memorie dalla casa dei morti (1860-1862).

IL RITORNO A CASA DI DOSTOEVSKIJ - Tornato a San Pietroburgo, si concentra sulla stesura di opere tra cui: Umiliati e offesi (1862), Memorie dal sottosuolo (1864) e il celeberrimo Delitto e castigo (1866). Dopo la morte della prima moglie, conosce (e poi sposa) una stenografa che lavorava alla pubblicazione di uno dei suoi lavori: Anna Grigor’evna Snitkina. L’opera in questione era Il giocatore (1866), romanzo che raccontava la malattia del gioco (di cui lui stesso era vittima). Dopo il matrimonio con Anna, i due partono per un viaggio in Europa durante il quale scrive I demoni (1873 – che vede al centro della trama alcuni terroristi nichilisti) e L’idiota (1869): storia di un uomo profondamento buono portatore di verità e compassione. Una volta ritornato in Russia, è il momento del grande e ultimo capolavoro, il suo canto del cigno:I fratelli Karamazov, che viene alla luce nel 1879. Il piano dell’autore era quello di pubblicare un’altra opera che seguisse il filone narrativo de I fratelli Karamazov, dove Alëša (il fratello minore) sarebbe cresciuto. Tuttavia il progetto di un seguito viene stroncato dalla morte dello scrittore avvenuta a inizio 1881.
I FRATELLI KARAMAZOV: IL TESTAMENTO DI DOSTOEVSKIJ

La sua interpretazione della realtà provoca nei lettori un’incredibile impatto emotivo e letterario, e lo fa con una continuità che negli anni non ha fatto altro che crescere. Scontri dialettici ed esperienze di vita travagliate sono le frasi chiave de I fratelli Karamazov e, in generale, della produzione di Dostoevskij. Per capire a fondo questo autore bisogna tenere ben distinte vita privata e vita professionale, nonché ragionare sulle eventuali intersezioni.

UN’OPERA SENZA TEMPO

Questo romanzo, se così lo vogliamo chiamare, in realtà non è altro che un magma di religione, filosofia, drammaturgia; insomma offre un mix di tematiche eterogenee che aprono il ventaglio del pubblico a cui è rivolto. Anche per questo motivo possiamo dire che I fratelli Karamazov sono un’opera senza tempo, rivolta a tutti. Certo sarebbe un peccato non avere gli strumenti adatti per comprendere il mondo che c’è dietro e riflettere sui temi proposti; perché diciamoci la verità: i Karamazov sono tutto tranne che una lettura da fare prima di andare a dormire. La mole di contenuto narrativo è talmente importante che i più neanche si avventurano fino alla fine.

I personaggi centrali sono proprio gli uomini della famiglia Karamazov che si autodeterminano con le loro azioni e affrontano i loro affanni sullo sfondo di una vita che sembra tutto tranne che giusta. Innumerevoli sono gli spunti di lettura che spaziano dall’amore alla vendetta, dai sentimenti individuali alle difficoltà dei legami familiari e dalle sfaccettature dell’indole umana al senso della vita stessa.

Grazie anche al continuo scambio dialettico di idee, i Karamazov rappresentano la summa del pensiero e dell’attitudine di Dostoevskij nei confronti della vita. Quest’opera è una specie di saggio sull’esistenza umana: nella stessa pagina riesce a passare dal nichilismo o dall’esistenzialismo più assoluto ad una profonda e smisurata fede in Dio.

Insomma, se sei un amante della letteratura, il minimo che tu possa fare è leggere almeno il primo dei due volumi. Non sarà facile e la tua comprensione totale dell’opera, sicuramente, dipenderà anche dal momento della vita in cui lo leggerai. Tuttavia, è impossibile non uscirne arricchiti.

Dal sito: https://www.mam-e.it/letteratura/

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ultima modifica 2021-12-13T10:31:05+02:00

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